
L'espressione deriva dal titolo di un libro della psichiatra psicoanalista
fiorentina Graziella Magherini.
Il libro trae spunto dall'osservazione, in
molti anni di attività come psichiatra responsabile del Servizio per la
salute mentale dell'Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze, di turisti
stranieri giunti d'urgenza al servizio e, spesso, ricoverati in preda a uno
scompenso psichico acuto: episodi improvvisi e clamorosi, il cui studio ha
permesso di rilevare strette relazioni con il viaggio in città d'arte.
A
questi casi facevano riscontro altri osservati nella pratica clinica
ambulatoriale.
L'osservazione dei singoli casi ha permesso di verificare che, nel corso
delle crisi, si animano vicende profonde della realtà psichica.
E il viaggio
diventa anche un'occasione di conoscenza di sé.
"Sindrome di Stendhal" è la definizione data dall'autrice a episodi di
sofferenza mentale colti in turisti in visita a città d'arte.
Il richiamo a
Stendhal vuole dare rilievo a questo tipo di viaggio in quanto evento
fattore significativo di crisi.
Una situazione che lo scrittore
francese, viaggiatore e capostipite insigne del moderno turista, descrisse
in alcune pagine del suo journal.
L'osservazione dei singoli casi ha
permesso di verificare che, nel corso delle crisi, si animano vicende
profonde della realtà psichica e si riattiva la vitalità della sfera
simbolica personale. E il viaggio diventa pure, nella sue soste tanto attese
nelle città sognate, un'occasione di conoscenza di sé.
Psicoanalisi, letteratura, storie personali compongono una trama di emozioni
e di sentimenti risvegliati dal viaggio, puntando, nell'ultimo capitolo (La
vacanza della mente), a un tentativo di comprensione che si inserisce in una
linea interpretativa da Freud a Winnicott a Bion, e che conduce a una
riflessione sul funzionamento della mente nel viaggio e nel confronto fra sé
e l'opera d'arte..
Firenze, aprile 1996 Graziella Magherini
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"Stendhal syndrome" has become a commonly used expression to refer to a
traveller's psychological disturbance triggered by a work of art.
The term
derives from the title of a 1989 book by the Florentine psychiatrist and
psychoanalyst, Graziella Magherini.
During her many years as chief
psychiatrist of the Mental Health Service at Florence's Santa Maria Nuova
Hospital, professor Magherini had occasion to observe foreign tourists in
the grip of psychiatric crises which were typical of sudden onset, brief and
usually benign.
Study of these episodes revealed their close relationship
with travel to cities of great art. Clinical probing of individual cases
enabled Magherini to establish that the impact of artistic masterpieces can
touch and bring to the surface repressed e motional experiences.
In this
way, a voyage can ultimately lead to self-knowledge.
Magherini applied
Stendhal's name to the cluster of symptoms she observed and studied, because
in 1817 the French writer described a severe malaise he suffered white
visiting and viewing the marvels of the church of Santa Croce in Florence.
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Fra i suoi libri più conosciuti si segnalano: INDICE
Capitolo I . Capitolo II . Capitolo III . Capitolo VI . Capitolo V
PROFILO DELL'AUTRICE
Graziella Magherini
è una delle più autorevoli psichiatre psicoanaliste di orientamento freudiano in Italia.
Ha maturato una lunga esperienza di lavoro nelle strutture psichiatriche pubbliche dirigendo il Dipartimento di salute mentale del centro di Firenze e il reparto psichiatrico di Santa Maria Nuova.
E' autrice ben nota per i suoi interessi interdisciplinari fra psichiatria, psicoanalisi e scienze umane.

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Le oscillazioni di luce e buio lo disorientavano
causandogli una perdita di senso della sua esistenza così come del senso dei
quadri.
Quello che lo sconvolse del tutto fu il dettaglio di un altro
quadro, il ginocchio del Narciso. In questo dipinto, il ragazzo ritratto è
in ginocchio davanti a uno specchio d'acqua nel quale egli può vedere
soltanto una parte di quanto l'osservatore del quadro può vedere di lui.
Sembra che il ragazzo sia accovacciato sulle gambe, quasi seduto su una
delle gambe, con un ginocchio spinto in primo piano: di fatto il ginocchio è
il centro fisico del quadro, è l'oggetto più luminoso, è pienamente
evidente, ma il ragazzo non lo vede riflesso nell'acqua perché il suo angolo
visuale non glielo concede. Il ginocchio si era trasformato agli occhi del
giovane turista in uno spesso, nodoso bastone proiettato all'esterno come
per colpirlo. Il ginocchio, divenuto bastone, in tutta la sua minacciosi,
appariva isolato, separato dal suo contesto. Henry temette di impazzire e
fuggì via..
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Le
loro esperienze possono aiutare a c omprendere le valenze psicologiche del
viaggio, anche di quello odierno, pur nelle diversità delle condizioni
storiche, oltre che dei presuppposti culturali..
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In particolare ci riferiamo, come abbiamo visto, a
una pagina di Rome, Naples et Florence in cui si parla della visita nella
basilica di Santa Croce e della crisi che coglie lo scrittore all'interno
della chiesa, costringendolo a uscire all'aperto, nella piazza, per
risollevarsi da una vertiginosa attrazione di storia accumulata e di memorie
incise nella pietra secolare della basilica e della città..
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L'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze, situato nel cuore del centro
storico, monumento esso stesso della città antica e del dolore dei suoi
abitanti, ha rappresentato e rappresenta un osservatorio privilegiato.
Da
molti anni, infatti, la nostra attenzione è stata attratta da un fenomeno
peculiare quale l'arrivo al pronto soccorso di turisti stranieri in
situazione di improvviso disagio psichico, tale a volte da richiedere il
ricovero nel reparto di diagnosi e cura psichiatrica..
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Non tanto, e comunque non solo, per la topografia
dei suoi viaggi, quanto per l'intensit emozionale dell'esperienza legata al
movimento e alla scoperta, per la voracità dei suoi desideri di esplorazione
- e il termine "fame" appare idoneo a rappresentarla - caratteristiche che
fanno di Freud un singolare innesto di un esploratore d'altri tempi, proteso
alla scoperta geografica, nel moderno esploratore introspettivo, ...
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Ma si può dire che tale pessimismo è in
relazione con l'idea stessa della cura psicoanalitica, secondo la quale
"dove era l 'Es, là l'Io sarà", posizione da intendersi non come dominio,
come controllo dell'Io sulla vita pulsionale, ma nel senso di una reciproca
integrazione di queste due sfere.
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